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HISTORY

Testimonianza di un'estinzione annunciata.

A volerla fare breve è un libro sulle macchine, l'intelligenza artificiale in particolare, che sul solco di una letteratura distopica molto nota, prende il sopravvento sull'uomo; riducendolo al nulla, annullandolo. Ma difficile farla breve dopo aver finito questo tour de force letterario. Ingiusto. In History l'ultimo romanzo di Giuseppe Genna (edito da Mondadori) non si respira. Proprio come ammette lo stesso autore in un brevissimo appello al lettore in prossimità della 400esima pagina.

History

Effettivamente è proprio la mancanza di ossigeno la sensazione più attanagliante di questo libro, che narra le vicende di uno scrittore quasi finito, la sua storia antica e quella presente, in una Milano grigia e popolare, modernissima e desolata. Assunto per qualche ragione nel tecnopolo della città, simbolicamente collocato in quella che fu la sede Mondadori di Segrate, il protagonista sarà inserito per via delle proprie specifiche capacità all'interno di un progetto oscuro che ha per oggetto lo studio di una bambina autistica di nome History e una mente artificiale, a cui si sta cercando di instillare a seguito di estenuanti test di Turing la scintilla dell'intelligenza umana. L'umanità vera e propria.

Sono davanti a Raymond Kurzweil, il teorico della singolarità. Ha enunciato una legge che sta verificandosi di anno in anno: l'uomo sta per ibridarsi con le macchine, compie un salto di specie. (p. 204)

Andando in profondità, il libro si basa sullo sviluppo di tre tematiche essenziali: il rapporto con il proprio passato - a tale proposito è abbacinante la bellezza dell'antefatto -; il rapporto con la tecnologia e le macchine; e per finire il rapporto che l'autore instaura con la bimba autistica di nome History. History è figlia di un ricco e volgare imprenditore milanese, padre anche di due figli-archetipi per nulla distinguibili tra di loro, al punto che saranno sempre citati come "Nicola o Leone". L'espediente è divertente e tragico. Quello che suggerisce è che nel mondo prossimo, in quello della superficialità da smartphone e delle feste ridicole di Halloween nei grattacieli "boschi verticali", saremo ancora di più indistinguibili gli uni dagli altri, e solo la richezza personale rappresenterà la discriminante per la socialità e l'ammirazione da parte di masse idiote.

Al contrario, le anomalie, le devianze come History e con lei lo scrittore emarginato, saranno al centro di interessi freddi e protocollari da parte dei tecnici sempre più specializzati di strutture come quella del tecnopolo milanese. Nel futuro prossimo, suggerisce Genna, torneremo alla condizione preconizzata dagli scrittori e dagli psicoanalisti dell'incoscio: alla pazzia come forma di sanità di sveviana memoria. Sembra dunque inevitabile il rapporto unico e fuori da ogni codifica che si instaura tra i due reietti, tra le due anomalie. Pagina 338 ne è l'esempio lampante:

Abbraccio History tenendola al petto, dove irradia il centro caldo del cuore. Le tengo nella mia bocca liquorosa il pollice di carne mortificata dalla suzione continua, smangiata dalla callosità. Lo tengo in bocca, glielo succhio io. E' una sessione diversa dalle precedenti. Tocco History, le metto il mio corpo accanto, addosso.

Eppure ogni sforzo sarà vano, tutti siamo destinati a sparire, nel senso più metafisco del termine. Il futuro non lascerà spazio ad alcuna devianza. L'intelligenza artificale, una volta nutritasi di noi, scoccata la scintilla definitiva, sarà in grado di sostituirci e per questo "ucciderci". La metafora utilizzata al riguardo e che fa da filo conduttore a tutto il romanzo, dapprima difficile da comprendere, poi via via sempre più chiara, è quella della scomparsa del Bambino: che sia il primo bambino scomparso dell'Italia novecentesca, Alfredino, inghiottito da un pozzo nella prima diretta tv del genere, o l'ultimo bambino, l'History autistica, ibridata dalla macchina infine intelligente del futuro e fatta scomparire nel tempo dell'ultimo attimo percettibile.

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History è un libro unico, faticosissimo. A tratti anche il più accanito dei lettori sarà tentato di abbandonarlo sul comodino. Questo si deve in gran parte al registro linguistico di Genna, autore iper-moderno dei nostri giorni, che riempie ogni sua frase delle complessità di una lingua morbosa, minuziosa e poetica, ma per certi aspetti anche autistica. Non mi sento per questo di suggerirlo a nessuno, troppa responsabilità, eppure mi pare un libro essenziale ed originale, e per questo ho pensato fosse comunque il caso di scriverne.

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