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LE BENEVOLE

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La complessità del male.

Non ricordo nemmeno più quanto ci ho messo a finire Le benevole di Jonathan Littell (Einaudi). Certamente un paio di mesi, forse qualcosa di più. Leggere un libro cosí a lungo non è cosa normale. Mi deve essere capitato un paio di volte nella vita. Alla fine di questa fatica - così come quasi sempre - si resta come dopo un lungo pellegrinaggio, del quale non si ricorda più il punto di partenza, o il motivo del viaggio. Ricordo solo che nel corso delle settimane, in più di un'occasione certamente, mentre giravo pagina dopo pagina di questo mastodontico tomo di 943 pagine, mi ritrovavo a pensare "Maledetto Bret Easton Ellis!". Già, perché la prima volta che ho sentito parlare delle Benevole è stato in questa intervista di Rivista Studio. Eppure era stato chiaro, Ellis, e forse io l'ho preso troppo alla leggera. "Adesso sto leggendo questo libro di Jonathan Littell, Le benevole, mille pagine su un gay nazista, è spaventoso, disturbante". Era stato sufficiente per convincermi.

Le Benevole

Veniamo al libro dunque, perché in fondo in questo spazio scrivo dei libri che leggo e non dei miei processi mentali di scelta.

Maximilien Aue è una SS che racconta da un presente non precisato il suo ruolo nel Terzo Reich, un ruolo importante, a tratti centrale, e non affatto defilato come hanno provato a dire, a mo' di giustificazione, altri uomini dalla caduta del Reich in avanti. Il racconto di Aue è tanto preciso, tecnico e accurato - lo stesso Littell per preparare il libro ha studiato per cinque anni tutto quello che si poteva reperire sulla storia di quegli anna - al punto da lasciare spesso il lettore perplesso: sto leggendo un romanzo o un saggio storico?

Lo scopo del racconto è reso manifesto nell'incipit.

Fratelli umani, lasciate che vi racconti com'è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non voglimo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l'assicuro. (p. 5)

Un vero racconto morale. Si può scomodare la parola morale per la storia di un SS che si è macchiato di crimini indicibili? Sembra di sì, o almeno questo è quello che pensa Littell. Sempre l'incipit, viene chiuso così.

Quelli che uccidono sono uomini, come quelli che vengono uccisi, è questa la cosa terribile. Non potete mai dire: «Non ucciderò», è impossibile, tutt'al più potete dire: «Spero di non uccidere». Anch'io lo speravo, anch'io volevo vivere una vita buona e utile, essere un uomo fra gli uomini, uguale agli altri, anch'io volevo aggiungere la mia pietra all'edificio comune.

Ed effetivamente non si fa fatica ad immaginarlo. Aue era un giurista, una mente brillante, amante della filosofia e della letteratura francese. Anche nei momenti peggiori della guerra, quando la sua vita era stritolata dai meccanismi e dalle burocrazie che portavano a morte migliaia di civili, e lui stesso rischiava la sua, non si lasciava scappare l'occasione per leggere Flaubert, su un libro gonfio d'acqua e incrostato di fango, o per discettare di massimi sistemi: sul bolscevismo, la musica di Bach e quella dell'amatissimo Rameau.

Anche la questione ebraica sembra interessarlo da un punto di vista "alto", se mi è concesso il termine. Il fatto che questa altezza si scontrasse con le fucilazioni di massa in Ucraina, - fucilazioni che dal punto di vista nazista rappresentavano una gigantesca prova logistica -, o con la gestione della forza lavoro nei campi di lavoro/concentramento, è solo uno dei diversi cortocircuiti morali del libro. Aue si dimostra assolutamente limpido nella sua posizione: qualunque fosse la questione posta alla sua attenzione, dal come aumentare l'efficienza delle Einsatzgruppen nelle esecuzioni di massa, o dal come aumentare la redditività della forza lavoro ebraica, la questione gli veniva e ci viene presentata con la sconcertante chiarezza di un problema di lavoro. Situazione a cui una persona brillante come Aue poteva dare una "buona soluzione". E allora ecco spiegate le interminabili discussioni con Eichmann sul come trasportare gli ebrei verso i campi di lavoro, o con Himmler stesso sulla gestione della vita negli stessi nei campi.

Nel frattempo, il libro narra la vita di Aue fuori dai radar del Reich, in quella che è a tutti gli effetti un'esistenza sotterranea. E' in questi capitoli spesso febbrili che emerge un uomo tormentato, clandestinamente omosessuale, incestuoso e spesso violento. La sua storia personale, che attraversa l'intero libro come una vena d'argento sotterranea, passa dal tormentatissimo rapporto con la sorella amata, ad una relazione glaciale con una giovane donna che incontra nelle piscine di Berlino, fino a quello con la madre che finirà con la violenza di un incubo.

William Adolphe Bouguereau
Il rimorso di Oreste, 1862. William Adolphe Bouguereau

Le Benevole - vale a dire le Eumenidi del mondo antico incaricate di placare le vendicative Erinni - è un libro realmente disturbante, ma è anche strabiliante. Un successo clamoroso in Francia, un flop altrettanto annunciato negli Stati Uniti, che non può che metterci tutti in discussione. Il male non è affatto banale, ci ammonisce Aue, è complesso, è complicato, come più che complessa deve essere la macchina che si mette in moto per preparare l'uccisione di un intero popolo. Tutto ciò può funzionare solo perché ad un'intera generazione è stata data in pasto un'idea così totalizzante e forte, come era quella del nazionalsocialismo, del Volk e del suo portavoce assoluto, che parlare di responsabilità dei singoli, come il secondo dopoguerra ci ha abituati a fare, deve cominciare a sembrarci fuoriluogo. Se anche te, che sei totalmente diverso da Aue, e da Eichmann, e da Speer, e da Himmler, in fin dei conti, nato e cresciuto in quella stessa Germania, in quegli anni maledetti, ti saresti comportato allo stesso modo, dov'è la differenza? Dove il male? Dove la colpa?

E' perfettamente naturale dunque, oltre che altamente simbolico quello che capita alla fine del libro. Aue e Thomas si ritrovano a vagare per la Pomerania, in fuga dai carri armati Sovietici che sono ormai alle porte di Berlino. Qui incontrano un gruppo di bambini. Hanno conosciuto solo la Germania di Hitler. Sono violentissimi e truculenti. Uccidono senza scrupoli uomini e donne. Vorrebbero uccidere anche loro, non fosse per la prontezza di Thomas, che in quello che forse è una beffa o la verità, li mette in contatto radiofonico con Hitler. Solo allora si placano e scortano i due verso quella che sarà la loro salvezza. Sono loro in fondo i frutti del male.

LE BENEVOLE
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