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TUTTO QUELLO CHE E' UN UOMO

Una passeggera immersione nella trama dell'esistenza.

La descrizione del titolo non è mia, ma è presa direttamente dal libro. E' nello specifico un verso preso da una poesia scritta da un adolescente, il nipote del protagonista settuagenario dell'ultimo bellissimo racconto. Viene letta simbolicamente su un iPad. La poesia è stata inviata per email dalla figlia. Finirà col diventare il tema ricorrente dell'ultimo racconto, ma curiosamente mi è sembrata anche come la migliore descrizione possibile dell'intero libro.

Tutto quello che è un uomo

Tutto quello che è un uomo (edito da Adelphi e tradotto da Anna Rusconi) è veramente una passeggera immersione nella trama dell'esistenza, e lo è plasticamente. I nove racconti infatti, non sono altro che brevi incursioni nelle vite di nove uomini, in diversi momenti della loro vita - il primo è un diciasettenne, complicato come ogni diciasettene, mentre l'ultimo ne ha settantre. Nel mezzo, più o meno, ogni altra età. L'informazione anagrafica, si capisce immediamente, diventa necessaria e in fin dei conti lega i nove racconti ben oltre le singole storie. D'altra parte, se è proprio il tempo l'elemento di sfondo del libro, incombente e temibile, allora, che le nove storie abbiano all'atto pratico protagonisti e ambientazioni diverse, diventa del tutto ininfluente. Il racconto diventa romanzo perché Tutto quello che è un uomo parla dell'Uomo con la u maiuscola, e non di uomini. L'Uomo nei suoi diversi momenti è il solo protagonista.

Il libro è un vero e proprio manifesto della modernità eppure non sembra un libro contemporaneo. Lo avrebbe potuto scrivere il Sartre de Il muro, se avesse deciso di continuare con i racconti. Tempo, vecchiaia e mortalità sono temi null'affatto contemporanei, sono perlopiù novecenteschi; contemporaneo semmai è lo stile oltre che l'ambientazione: l'Europa dei nostri giorni, continente di persone in continuo movimento, sradicate dal loro contesto natale, per scelta o per necessità, e per questa ragione spesso costrette all'interazione con contesti estranei. E' su questo punto, lo sradicamento spaziale, che lo stesso Szalay si è soffermato in una delle tante interviste rilasciate dal momento in cui l'attenzione mondiale su questa opera si è accesa del tutto. Il libro è stato meritevile candidato al Man Booker Prize del 2016.

Il risultato che ne viene fuori è un libro stupendo, in cui questo gigantesco e composito Uomo, che viene a formarsi pagina dopo pagina si fa vieppiù fragile. Cosa vuol dire essere uomini oggi, sembrano chiedersi tutti i protagonisti in modo del tutto consapevole? Ha senso ancora parlare di mascolinità? Se il tempo e il suo scorrere sono infatti sempre sullo sfondo, tema centrale e in un certo senso urgente è quello della ricerca dell'identità. Szalay tratteggia personaggi che cercano la loro affermazione nel sesso, nel denaro o nel successo professionale. Difficile dire se la trovino. Manca infatti in ogni racconto, con forse l'eccezione dell'ultimo - non a caso il crepuscolo della vita - un vero e proprio momento di epifania, per quanto Joyce sembra essere l'ombra alle spalle dello scrittore.

Tutto quello che è un uomo è stata tra le letture più belle degli ultimi mesi e David Szalay, classe 1974, è tra gli scrittori più promettenti della sua generazione. Noi non possiamo fare altro che restare in fedele attesa delle traduzioni dei suoi lavori precedenti.

TUTTO QUELLO CHE E' UN UOMO
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