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UNA VITA COME TANTE

Il grande romanzo sull'amicizia e l'amore del nostro tempo.

La maggior parte delle persone funziona in modo semplice: la loro infelicità è la nostra infelicità, le loro sofferenze sono comprensibili, il loro disprezzo per se stessi è passeggero e negoziabile. Jude, però, era diverso. (pag.536)

Scrive così Harold, il professore e poi padre adottivo di Jude St. Francis, in una delle poche testimonianze dal futuro sul protagonista indiscusso del grondante capolavoro di Hanya Yanigihara, Una vita come tante, (edito da Sellerio e tradotto da Luca Briasco), e che di tanto in tanto rappresentano una pausa necessaria nella narrazione. Già molto si sa a questo punto di Jude, così come di JB, Malcom, Willem - d'altra parte siamo già a pagina 536, circa metà di questo gigantesco affresco -; eppure molto ancora deve essere svelato.

Siamo a New York, verosimilmente ai nostri giorni, per quanto manchi qualsiasi coordinata storico-politica specifica. Certamente siamo nel posto ideale per quattro giovani, brillanti e ambiziosi, appena usciti da una prestigiosa università del New England, alla ricerca della loro personale affermazione nel mondo adulto. Willem, ad esempio, fa il cameriere in un ristorante di lusso ma sogna di diventare un grande attore; Malcolm costruisce da sempre modellini di case; JB è espansivo, geniale ed omosessuale, appassionato scultore e fotografo; e poi c'è Jude, sensibile e intelligente, ben presto il polo magnetico della storia. Jude sarà un avvocato di successo, così come tutti gli altri diventeranno quello che hanno sempre sognato di essere: attore, architetto e artista tra i più noti. Ma la strada per tutti sarà lunga e tortuosa; dovranno passare da squallidi appartamenti, a lavori sottopagati, da amori non corrisposti e anche qualche abuso di droga.

Una vita come tante è il racconto che segue i momenti più significativi, dall'infazia alla maturità, dei quattro ragazzi, raccontandone passioni, amori, follie e successi. Tutti hanno alle spalle una storia di vita unica e per certi aspetti dolorosa, che trova sfoghi naturali in confidenze, in feste e in una vita sociale frizzante, eppure solo uno di loro nasconde un passato nerissimo, di violenze subite e indicibili orrori. Orfano e cresciuto all'interno di un convento di frati, Jude ha subìto fin dalla più tenera età abusi di ogni genere dalle stesse persone che avrebbero dovuto tutelarlo. Nella primissima adolescenza, per diversi anni, è stato poi costretto a prostituirsi in motel lerci con uomini più grandi di lui, in una fuga insensata con il prete suo stesso aguzzino. Questo fino a quando la polizia riuscirà a liberarlo e il suo spaventoso carceriere verrà arrestato. Naturalmente questo passato ha lasciato segni incancellabili sulla sua anima, che solo in un secondo momento si tramuteranno nei loro corrispettivi fisici; vittima di depressione, oltre che di una classica sindrome di Stoccolma nella quale precipita di continuo in gioventù come negli anni a venire, Jude scivola inesorabilmente all'interno di una spirale autodistruttiva di afflizione e di dolore, che lo porterà a tagliarsi di continuo e in gran segreto. Lo fa ben sapendo che sbaglia, ma continuerà a farlo, al punto che la sua pelle diventerà con il tempo dura e spessa, un reticolo - o una corazza - di cicatrici che gli ricoprono braccia e schiena. Poi ci sono le gambe, malate e sempre più deboli, destinate ad una inesorabile putrefazione. La vita di Jude sarà costellata dalla sofferenza, e in quella stessa sofferenza, nonostante tutto, sembrerà trovare il sollievo catartico dello spurgo. Il polo magnetico diventa presto un buco nero.


Berenice Abbott, New York at night

La sofferenza di Jude non passa inosservata alle persone a lui più vicine, in primis a Willem, l'amico più caro, che finirà col diventare compagno di vita. Lui e pochi altri - Andy certamente, il suo medico curante, e Harold, il padre adottivo - saranno tra gli unici a fare breccia nel cuore di Jude, offrendogli amicizia e amore, affetto e consigli. Il paradosso è che tanto violenta è stata la sua infanzia, quanto ricca, moralmente e non solo, e contornata di persone che lo ammirano e gli vogliono bene, sarà quella da adulto; eppure nulla sembra bastare. Non può bastare. Nemmeno l'adozione e la creazione de iure della famiglia tanto agognata, sarà sufficiente per liberare Jude una volta per tutte dal proprio passato.

In America - Yanigihara è una giornalista statunitense di origini hawaiane - hanno parlato di questo libro come del primo grande romanzo sull'amicizia e sull'amore del XXI secolo. Post-amicizia e post-amore, dato che l'una diventa l'altra quasi insesorabilmente, - come in un travaso di liquidi - a testimonianza della incertezza del nostro tempo, in cui nulla è definito e niente è separato a scompartimenti stagni, nemmeno i sentimenti più classici. Una vita come tante, va da sé, non è una vita come tante. E' una storia straordinaria di un uomo altrettanto straordinario, vinto nello spirito così come nel corpo da un destino infausto. E' anche un romanzo antico, quasi esistenzialista, tanta è l'attenzione per il mondo psicologico e sentimentale dei protagonisti. Jude St. Francis è per certi aspetti l'equivalente del Raskolnikov dostojevskiano, tanto è eviscerato e analizzato nei suoi più intimi e profondi turbamenti. Ma è anche un romanzo estremamente doloroso, a livello fisico, un vaso di pandora che si scoperchia di pagina in pagina che mi sembra del tutto imprescindibile per la nostra comprensione. Proprio come le foto che JB dedicherà alla vita dei suoi amici in una fortunata mostra giovanile, Una vita come tante disegna con chiarezza fotografica i limiti altrimenti sfocati dell'uomo moderno, del suo animo e del suo corpo umiliato e offeso.

UNA VITA COME TANTE
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