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ZONA

Un flusso di coscienza dall'Europa sfigurata.

Romanzo curioso Zona di Mathias Énard. Un unico periodo di circa 500 pagine, un flusso di coscienza interminabile, lungo il tempo di un viaggio in treno da Milano a Roma, una notte di dicembre, che convoca il passato di un uomo e di un continente intero davanti al giudizio della Storia. Pubblicato nuovamente in Italia da BUR nel 2012 e tradotto da Yasmina Melaouah, il libro si fonda su quello che all'apparenza può sembrare un vezzo stilistico arcigno e inutile, tipico di una certa categoria di scrittori francesi, ma che all'atto pratico non pesa quasi nulla sulle spalle del lettore. Non c'è nulla di artificiale, né di pretenzioso, anzi, la forma diventa sostanza, liquida e pericolosa, come quella spesso trasportata da spaventose autocisterne.

Enard

La materia viva e pulsante dell'opera è la storia di un uomo e di un intero continente. Énard ha potuto scriverlo grazie ai suoi studi presso l'Istituto di lingue orientali di Parigi dove ha appreso l'arabo e il persiano, oltre che grazie ad anni di viaggi. La scrittura di Zona, come racconta l'autore stesso in una sua breve nota biografica reperibile sul sito franceculture.fr, è iniziata intorno al 2004, per poi continuare in tutto il 2005, quando in soggiorno come residente a Villa Medici fu in grado di mettere insieme le mille tessere del suo affresco. Proprio a Roma, sepolto tra le rovine.

Venendo al libro, il protagonista è un ex militare che per via delle sue origini croate ha partecipato al conflitto che sventrò la Jugoslavia al fianco dei nazionalisti croati, per poi diventare agente dei servizi segreti francesi. Il motivo per cui è sul treno Milano-Roma è un appuntamento in Vaticano. Porta con sé una valigietta piena delle sue preziose informazioni che venderà alle sue sante controparti. L'ultima missione della sua carriera, "la fine del mondo", come sembra preconizzargli uno squilibrato incontrato alla Stazione Centrale di Milano prima di salire sul treno.

La fine del mondo per Francis Mirkovic, questo il suo nome, è peró più di una battuta di uno sciroccato: è quello che lo attende dall'altro capo del viaggio, è la fine di tutto una volta giunto a Termini. E allora cos'altro fare a poche ore dalla fine se non ricordare, ripercorrere come un rabdomante ubriaco i momenti più importanti della propria vita, le donne conosciute, i posti visti, i libri letti, le tragedie a cui si è assistito?

Mirkovic ha vissuto una vita incredibile. In quella che lui chiama la Zona, vale a dire l'area mediterranea in cui ha lavorato nei suo anni da agente segreto (Libano, Egitto, Israele, Palestine, Algeria) si è mosso per lunghi anni sotto copertura. Ha inoltre rimbalzato tra le sue varie sponde come la biglia di un flipper senza pace, ha amato donne diverse a Parigi, a Trieste, a Roma, ha studiato la storia antica e letto montagne di libri. Il suo vero bagaglio, sembra, non è tanto la valigetta piena dossier, di nomi e date che forse gli daranno per un'ultima volta il lasciapassare per una nuova vita, quanto piuttosto tutti i fantasmi che lo perseguitano: i pazzi conosciuti nelle peggiori bettole di Venezia o d'Alessandria d'Egitto; i compagni militari, ustascia esaltati morti fatti a pezzi e resi pazzi nelle campagne della Slavonia per mano delle granate serbe o bosniache o chissà di chi altri; le donne che non è riuscito ad amare come queste meritavano. Questa consapevolezza monta piano nel libro e diventa manifesta superata di un gran pezzo la metà:

(...) dov'erano, Andrija lo slavone, Vlaho il dalmata, persi nella morte o nelle loro montagne, canta, o dea, i loro nomi memorabili, i nomi di coloro che mi hanno lasciato, che ho lasciato, per la prima volta ebbi l'impressione di essere rinchiuso nella Zona, in uno spazio intermedio indefinito mobile e azzurro dove si levava un lungo lamento funebre cantato da un coro antico, e tutto mi ruotava intorno perché ero un fantasma rinchiuso nel regno dei Morti, p. 356

La morte ha un ruolo terribile in tutto il libro; non importa che Francis sia lanciato a quasi 300km/h e sia nel comfort dei vagoni disegnati da Pininfarina, che sia in un treno popolato di poche altre persone, innocui che dormono o leggono settimanali patinati; non c'è velocità sufficiente per sfuggire a se stessi. In quella che è una digressione senza fine, nello spazio e nel tempo della sua Zona mentale, Francis non si lascia scampo, nemmeno l'alcool sarà di consolazione. Persino un libro, preso quasi per caso, e che rappresenterà l'unica pausa stilistica di tutta l'opera, sembra essere una svago, anzi. La storia, un vero libro nel libro, opera di un'oscuro autore palestinese, racconta l'amore di Intissar, combattente palestinese, per Marwan, morto in modo atroce nella sua stessa battaglia. Anche quelle pause dunque, - saranno giusto un paio in tutto il libro - non faranno altro che aprire nuove crepe nella sua memoria e conoscenza storica, enciclopedica e sovrannaturale.

Già, perché alle proprie esperienze di vita, Francis aggiunge con fare quasi sadico ed autolesionistico quelle dell'intero continente che lui conosce così a fondo, fin nei suoi segreti più incofessabili. Grande appassionato di storia, non può fare a meno di provare simpatia e curiosità e al tempo stesso pietà per altri uomini come lui, morti per mano di altre guerre di cui lui ha solo potuto leggere (le guerra antiche cantate da Omero, e poi la guerra civile spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, e poi tutti i vari fascismi che hanno fatto pustole qui e lì sul corpo martoriato d'Europa). Non c'è da stupirsi dunque che l'arrivo a Roma, città eterna e malata di storia, rappresenterà il momento catartico della sua vita: la promessa a se stesso della fine di tutto, di ogni legame, di ogni viaggio e guerra.

zona

Zona si legge tutto d'un fiato, proprio come lo stile narrativo sembra suggerire. E' un libro straordinario. Erano passati pochi giorni dalla sua uscita che già alcuni ne parlavano come di uno dei libri più significativi del secolo appena iniziato - il romanzo vide infine la luce nel 2008. Scritto con una lingua conturbante, che richiama con epiteti e patronimici i versi omerici, Zona è un romanzo unico ed irripetibile, un'Iliade e un'Odissea moderna, che esplora luoghi e tempi che sono il patrimonio condiviso del continente.

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