COUNTRY DARK

Il buio, la lontananza e il ritorno a casa

Cominciamo dal titolo. Country dark è un'espressione difficilmente traducibile nella nostra lingua, al punto da perdere ogni efficacia, avendo bisogno di una perifrasi, se rapportata all'immediatezza visiva del corrispettivo inglese. Country dark è il nero del cielo nelle notti di campagna, un nero pesto, molto diverso da quello cittadino, smorzato e slavato dalle luci artificiali.

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Il cielo, questo cielo, sarà protagonista ricorrente del libro. Siamo ancora all'inizio, appena a pagina 21. Tucker, il protagonista, è appena entrato in scena, non ha ancora 18 anni ed è già reduce di guerra, appena rientrato dallo sporchissimo conflitto di Corea. È la sua prima notte dopo molto tempo in Kentucky:

Tucker aveva sentito la mancanza della nuda distesa del cielo notturno, del grappolo delle Sette Sorelle, della Spada d'Orione e dell'Orsa Maggiore che indicava il nord. (...) La linea degli alberi era sparita e la cima delle colline si confondeva con l'arazzo scuro della notte. Era nero come la pece, com'è sempre in campagna.

Il libro segue la vita di Tucker e di pochi altri: sua moglie Rhonda, il gangster Beanpole. Una vita violenta, frammentata in quattro anni: 1954, 1964, 1965 e 1971. Sono queste le finestre dalla quali Offutt decide di farci sbirciare questo fazzoletto d'America.

Qui la vita è dura come la roccia. Parliamo di americani di qualche decennio fa ma è come se fossero coloni del XVII secolo. Lei salvata da lui nel giorno del funerale del padre da uno stupro tremendo ad opera dello zio, l'amore improvviso e il matrimonio deciso l'indomani mattina. Avranno molti figli, Tucker e Rhonda, tutti, ad eccezione di due, malati o con deficit cognitivi e motori. La comparsa degli assistenti sociali, una minaccia costante sull'unità familiare, ben più della povertà e della miseria, rappresenterà un momento di snodo importantissimo per l'intera narrazione.

Tucker che senza alcuna alternativa si era dato alla malavita, al traffico di alcolici tra Ohio e Kentucky, ricadrà nella spirale della violenza. Così che, d'accordo con Beanpole, finirà in carcere per togliersi per un po' dai guai. Qualche mese di prigione in cambio di molti soldi e nessun fastidio una volta uscito.

Le cose andranno diversamente. I pochi mesi diventeranno anni e una volta fuori Tucker avrà perso quasi ogni cosa, a cominciare dai figli più fragili, che lui e sua moglie amavano tantissimo. Particolarmente toccante sarà il rapporto con Big Billy, il primogenito, idrocefalo e inchiodato ad un lettino, cieco e quasi vegetale. Tucker trova solo con quelle orecchie inermi la loquacità e la tenerezza che invece nega violentemente al mondo fuori le spoglie mura domestiche.

Chris_Offutt

Il tema di questo libro, - violento e tenero allo stesso tempo -, sotto la superficie di poche parole, di criminalità e zuffe col coltello, è una dimensione duplice e quasi romantica: la lontananza e il ritorno a casa. Il Kentucky descritto da Offutt sembra lontano da ogni luogo, ma anche tempo. È una periferia del mondo. I riferimenti annuali, che scandiscono i quattro capitoli, sono come i calendari nelle vecchie cucine di campagna: segnano la differenza tra un giorno e l'altro in un posto dove ogni giorno è uguale all'altro. Non entra mai la Storia nella storia di Tucker. Non è nemmeno dato sapere quanto della sua violenza sia dovuto alla guerra e quanto no. La Corea, il Vietnam, Lyndon Johnson; il mondo si incendia e va a pezzi ma tra le colline del Kentucky, tra questa umanità lontana, ci si accoltella, si lotta contro i nidi di calabroni, e più in generale ci si preoccupa per come andare avanti un giorno in più.

E poi c'è la casa, anelata da Tucker più di ogni cosa. E' naturalmente più di un tetto sopra la testa, è il simbolo da contrappore al mondo esterno, rifugio dove anche la solitudine è beata. Prova ne sia che quando a seguito dell'accordo che lo porterà in carcere, Tucker tratta con Beanpole anche uno scambio di case per spostarsi in una più grande e isolata, la conseguenza fisica dello spostamento, diventerà presto manifesta.

«Ti manca mai casa nostra?»
«Ogni giorno».
«Era più piccola».
«Era nostra» - disse lei. «E' dove sono nati i bambini».
«Forse possiamo ricomprarla».
«Mi piacerebbe». (p.218)

E' in questo genere di dialoghi tra Tucker e Rhonda che Offutt tira fuori quella forma di romanticismo che potrebbe sembrare aliena al tema e all'ambientazione del libro. Tucker stesso assume i connotati di un eroe, con quegli occhi di colori diversi e quell'incrollabile desiderio di fare ritorno a casa. Tucker è in fondo un personaggio molto comune nella letteratura americana, un Tom Joad che ha perso l'innocenza, così come l'America degli anni Cinquanta e Sessanta ha perso la sua se messa a confronto con quella seppur misera degli anni Trenta descritta da Steinbeck in Furore.

Eppure vi è ancora qualcosa che puó salvare l'America profonda. In questo il messaggio di Offutt mi ha ricordato per certi aspetti quello di Haruf della Trilogia di Holt, anche lui da poco scoperto in Italia grazie ad NNE. E in fondo sembra una costante della letteratura non urbana. E' proprio in questa America, gretta ed ignorante che anche nelle storie più violente, riusciamo a leggere e riscoprire sempre più spesso elementi ormai sotterranei dell'essere umano.

Stando ad Offutt la differenza è proprio in quei cieli, neri come la pece, e nelle stelle, che brillano e orientano i disperati in grado di leggerle, fino a far ritrovare loro la strada perduta, la strada di casa.

COUNTRY DARK
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