/ frammenti

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La strada dove abitava Eustace Chislom, con la Casa degli Incurabili a sud e la linea tranviaria a ovest, si allungava a est verso il vasto e increspato Lago Michigan. A sud del suo punto terminale l'enorme e grigio museo occupava con le sue cariatidi ettari ed ettari di terreno mentre ancora più a sud sorgevano le acciaierie di Gary e South Chicago, con le loro perenni eruzioni di fuoco. Ancora oltre, più o meno in direzione ovest, prima che il Washington Park s'inoltri nel ghetto nero, c'era un giardino di rose nel quale, tra i boccioli, sedette il poeta tedesco Lessing.
Lì, nel pieno vortice industriale della crisi economica d'America, in piccole schiere disordinate e distinte, con il generoso concorso tanto dei giovani bianchi delle campagne e delle piccole città quanto dei neri emigrati dal Sud, i disoccupati si mettevano in fila per il sussidio.
Eustace Chisholm era dunque incappato in due tragedie: quella nazionale del crollo dell'economia del proprio Paese, e quella personale del fallito tentativo di combinare il matrimonio con il mestiere del poeta narrativo. Si chiedeva pertanto se era stato per la sua incapacità a produrre un libro, o semplicemente per via del tono generale dei tempi, se sua moglie Carla, che lo aveva mantenuto letteralmente in piedi per due anni, lo aveva piantato per un apprendista fornaio sei mesi prima dell'inizio di questo racconto.

(Rose e cenere, p.11 James Purdy, B.C.Dalai editore, traduzione di Attilio Veraldi)

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